La Sala delle Preferenze e dei Rifiuti

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Regia Lello Serao, Video Ottavio Costa; da Herman Melville, Bartleby lo scrivano (2009) Domenica 16 h 17,00 Vedo Bartleby in piedi accanto alla finestra. Cosa sta guardando? Cosa si aspetta di vedere? E, oltre il muro di cinta di una prigione, cos'è che cerca con lo sguardo? “La verità, esposta senza compromessi” scrive Melville in uno degli ultimi capitoli di Billy Budd “ha sempre confini arruffati”, perciò qualsiasi conclusione su un racconto “non potrà avere la finitezza di un rosone architettonico”. Nel gioco di individuare in questo racconto i rapporti di doppio, si scopre che l'incertezza e la confusione, date inizialmente dal linguaggio, o meglio dal vuoto creato da un atto linguistico (la famosa asserzione bartlebiana “I would prefer not to”) si estendono ben presto ai personaggi e alla storia. La coppia Bartleby-avvocato, quella dei due scrivani simmetrici nelle manifestazioni delle loro “stranezze”, come pure lo scontro tra pragmatismo utilitaristico del capitalismo americano e la ribellione dell'artista, il confronto tra la logica della supposizione e quella della preferenza, non sono che ipotesi nel cui vortice il lettore/spettatore si abbandona, diviso tra il contatto col reale, fornito dalla “loquacità” dell'avvocato, e l'ignoto, o ciò che guarda ad esso. Melville, in una lettera ad Hawthorne scrisse «tutti quelli che dicono sì, mentiscono; e tutti quelli che dicono no, beh, essi attraversano le frontiere dell'Eternità senza nient'altro che una semplice borsa, vale a dire l'Io». Tra l'affermazione e la negazione, l'orizzonte resta invisibile. Il possibile senso di questo racconto, è forse nella ricerca di una libertà assoluta? Oppure, in realtà, dietro al personaggio di Bartleby non si nasconde alcun segreto? E se questo segreto c'è, si potrà mai scoprire? Io “preferirei di no”

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